Cessione del credito d'imposta: quali sono e i crediti cedibili? Scoprilo qui!

Cessione del credito d’imposta: quali sono e i crediti cedibili? Come avviene la procedura per la cessione dei crediti fiscali?

Home » Blog-2 » Cessione del credito d’imposta: quali sono i crediti fiscali cedibili?

 

In questa pagina tratteremo della cessione dei crediti d’imposta e dei crediti fiscali originati dalle detrazioni così come disciplinati nel c.d. Decreto Rilancio.

Ci soffermeremo sui profili attinenti alla spettanza delle agevolazioni e sulle relative modalità di utilizzo.

Quali sono le detrazioni coinvolte?

Nel dettaglio, le opere che rientrano nelle opzioni di sconta in fattura e cessione del credito d’imposta previste dal Decreto Rilancio, alternative alla classica detrazione del credito fiscale in sede di dichiarazione dei redditi, sono quelle relative ai bonus casa, comprendenti:

  • recupero patrimonio edilizio, come previsto dall’art. 16 bis, comma 1, lettere a e b del TUIR, tra cui anche il bonus per riqualificazione facciate del 90%;
  • efficienza energetica, ovvero c.d. Ecobonus 65%, ai sensi dell’art. 14 del d.l. 63/2013, rientrante nell’art.119 del DL Rilancio, commi 1 e 2;
  • adozione di misure antisismiche, c.d. Sisma bonus, ex art. 16, d.l. 63/2013, rientrante nell’art.119 del DL Rilancio, comma 4;
  • recupero e restauro facciate degli edifici esistenti, compresi nelle zone A e B, come identificate dai Comuni di appartenenza, c.d. bonus facciate, ai sensi dell’art. 1 Legge 160/2019;
  • installazione impianti fotovoltaici, come indicato all’art. 16 bis, comma 1, lettera h del TUIR, rientrante nell’art.119 del DL Rilancio, commi 5 e 6, ivi compreso il fotovoltaico per le imprese;
  • installazione colonne per la ricarica dei veicoli elettrici, ai sensi dell’art. 16 ter del d.l. 63/2013, rientrante nell’art.119 del DL Rilancio, comma 8, rientrante, come il precedente, nel Superbonus 110.

In aggiunta a queste detrazioni, inoltre, nel Decreto Rilancio sono contenuti anche i Bonus Sud per le imprese che consistono in un mix di agevolazioni consistenti nella possibilità di ottenere un credito di imposta per investimenti nel mezzogiorno. La finalità di questo provvedimento è quello di poter aiutare le imprese ad acquistare macchinari, impianti e attrezzature destinate a strutture produttive nuove o esistenti, garantendo un credito di imposta liquidità immediata mediante compensazione in F24.

Il Decreto Rilancio

Il Decreto Rilancio è il nome dato al Decreto Legge n. 34 del 19 maggio 2020, convertito nella Legge 77 del 17 luglio 2020, attraverso il quale il Governo, per favorire la ripresa economica italiana, ha introdotto diverse agevolazioni fiscali, tra le quali la possibilità di cedere un credito d’imposta o, in alternativa a questo, optare per lo sconto in fattura in luogo delle detrazioni fiscali.

Tra questi interventi, ad esempio, vi rientra la cessione del credito d’imposta relativo alle detrazioni del c.d. superbonus, il 110%, concesso per lo svolgimento di determinati interventi edilizi.

Opzione per la cessione del credito d’imposta o per lo sconto in fattura in luogo delle detrazioni fiscali

Ai titolari di crediti d’ imposta derivanti dallo svolgimento di interventi edilizi su immobili di loro proprietà, ai sensi dell’articolo 121 del c.d. Decreto Rilancio, in alternativa alla tradizionale detrazione fiscale da richiedere in sede di dichiarazione dei redditi, è data la possibilità di optare per la cessione dei crediti d’imposta a terzi o per un immediato sconto in fattura della complessiva somma corrisposta.

Pertanto, coloro che sostengono, negli anni 2020 e 2021, spese inerenti a:

  • ristrutturazione edilizia;
  • riqualificazione energetica, che danno diritto all’ecobonus o al sismabonus;
  • recupero o restauro delle facciate degli edifici, 90% (bonus facciate);
  • installazione di impianti fotovoltaici;
  • installazione di colonnine di ricarica per veicoli elettrici;
  • opere relative al Superbonus del 110%;

possono optare, in luogo della classica detrazione fiscale da calcolarsi in sede di dichiarazione dei redditi, richiedere, alternativamente tra loro, un contributo sotto forma di sconto sul corrispettivo dovuto o cedere il credito d’imposta di pari ammontare.

Sconto in fattura

Un contributo sotto forma di sconto in fattura sul corrispettivo dovuto, può essere calcolato fino a un importo massimo del prezzo dovuto per le opere edilizie eseguite. Con tale opzione i fornitori anticipano ai propri clienti le spese relative agli interventi eseguiti per loro conto; in tal modo, l’importo non pagato dai loro clienti viene recuperato dai fornitori sotto forma di credito di imposta.

Pertanto la spesa apparentemente sostenuta dal committente, verrà portata, dall’impresa esecutrice dei lavori, in compensazione con eventuali imposte dalla stessa dovute allo Stato o, in alternativa, ceduta a altri soggetti, quali istituti bancari e intermediari finanziari.

Cessione dei crediti d’ imposta

La cessione del credito d’ imposta prevista dall’art. 121 del Decreto Rilancio prevede per coloro che sostengono gli interventi edilizi poco sopra menzionati, la possibilità di trasferire il proprio credito fiscale vantato nei confronti dello Stato, a soggetti terzi, compresi gli istituti di credito e gli altri intermediari finanziari.

In tal modo, il committente delle opere, nonché primo beneficiario delle detrazioni fiscali, non dovrà più attendere il termine di 10 anni per ritenere completamente soddisfatto il suo diritto al rimborso, ma avrà una soddisfazione pressoché immediata, questo grazie alla possibilità di trasferire il credito da lui vantato in capo allo Stato, a soggetti terzi i quali si accolleranno, appunto, l’obbligazione di “saldare” per conto altrui.

La circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 24/E dell’8 agosto 2020 ha precisato che la cessione può avvenire sia in favore dei fornitori dei beni e dei servizi necessari alla realizzazione degli interventi, sia in favore di altri soggetti terzi, ovvero persone fisiche anche esercenti attività di lavoro autonomo o di impresa, società ed enti, ivi compresi gli Istituti di credito e gli intermediari finanziari.

Inoltre, occorre precisare che la determinazione del corrispettivo della cessione può essere negoziata tra le parti, ciò significa che colui che acquisterà il credito (ad esempio, un istituto di credito) potrà eseguire detta operazione a un prezzo inferiore al valore nominale. Ad ogni modo, per il cedente, l’importo del credito d’imposta risulterà pari alla detrazione spettante.

Come deve essere utilizzato il credito fiscale da parte del cessionario o del fornitore?

Il credito d’imposta maturato a seguito dell’esecuzione degli interventi rientranti nel Decreto Rilancio, può essere, da parte del cessionario o del fornitore, ulteriormente ceduto o portato in compensazione. Vediamo i due casi.

La compensazione del credito d’imposta

Il credito d’imposta di cui dispone il fornitore o il cessionario può essere, ai sensi dell’art. 121 del Decreto Rilancio, portato in compensazione.

La compensazione attuabile è quella orizzontale, basata sulle rate residue di detrazione non fruite dall’originario titolare, ovvero con la stessa ripartizione in quote annuali con la quale sarebbe stata utilizzata. Pertanto, nel caso in cui risultasse una quota di credito fiscale o d’imposta in eccesso, la stessa non potrà essere compensata, né potrà essere portata a nuovo, né ceduta o chiesta a rimborso, quindi, viene definitivamente perduta.

In sostanza, l’opzione della compensazione risulta favorevole per i fornitori che presuppongono di maturare un’elevata esposizione debitoria verso il fisco. D’altronde, tali crediti d’imposta possono essere compensati con i debiti di varia natura che il fornitore ha nei confronti dello Stato (IVA, IRAP, IRPEF, ecc.).

L’ulteriore cessione

Il fornitore o cessionario, in alternativa alla compensazione, potrà cedere i crediti d’imposta di cui è in possesso a altri soggetti, tra cui istituti di credito o enti finanziari, i quali, a loro volta, avranno facoltà di cederli ulteriormente.

Quest’opzione risulta, rispetto all’istituto della compensazione, un’alternativa piuttosto semplice e rapida, in quanto consente di monetizzare immediatamente il proprio credito d’imposta.

Occorre segnalare, però che l’Agenzia delle Entrate, in una delle sue primissime circolari (n. 11/E del 18 maggio 2018), affermava che detta cessione di credito doveva intendersi limitata a una sola eventuale cessione, successiva a quella originaria. Tale orientamento era da associare al rischio, per lo Stato, di una riclassificazione dei crediti d’imposta, comportante una assimilazione degli stessi a strumenti finanziari negoziabili, i quali avrebbero potuto avere impatti negativi sui saldi della finanza pubblica.

Fortunatamente, i più recenti provvedimenti attuativi del d.l. 63/2013 sembrano aver preso una via più favorevole per coloro che hanno intenzione di prendere parte a una cessione di crediti. Infatti, con il provvedimento attuativo dell’8 agosto 2000 viene statuito che i fornitori e i cessionari possono cedere i crediti d’imposta a altri soggetti (ivi compresi gli istituti di credito e gli intermediari finanziari), con facoltà di successiva cessione. Tale disposizione è confermata anche dal provvedimento del 18 aprile 2019, in cui viene stabilito che il credito può essere ceduto e che i cessionari del credito possono, a loro volta, effettuare un’ulteriore cessione.

Con l’art. 121 del Decreto Rilancio pare essersi finalmente e definitivamente sancito tale orientamento, anche in virtù delle ulteriori misure adottate per favorire la ripresa economica, caduta in una profonda crisi a causa dell’ancora attuale emergenza pandemica da Covid-19. Pertanto, anche l’Agenzia delle Entrate attraverso la circolare 24/4/2020, in cui ha precisato che i soggetti che ricevono il credito, possono a loro volta cedere tali poste con successive cessioni, non ha potuto far altro che adeguarsi alle disposizioni governative.

Quali sono i passaggi propedeutici alla cessione del credito d’imposta?

Prima di parlare di cessione del credito d’imposta (argomento di cui parliamo anche qui) occorre verificare la titolarità del soggetto che intende eseguire gli interventi edilizi e tali opere rientrano fra quelle individuate per l’ammissione alle detrazioni.

L’agevolazione fiscale da cui originano i crediti fiscali d’imposta consiste in detrazioni dall’IRPEF o dall’IRES di importi percentuali calcolati sulle somme corrisposte a seguito di determinati interventi edilizi.

Pertanto, ai soggetti ammessi a tali agevolazioni (persone fisiche: titolari di un diritto reale sull’immobile, condòmini, inquilini; contribuenti che conseguono reddito d’impresa; associazioni tra professionisti; enti pubblici privati che non svolgono attività commerciale), verranno riconosciute le detrazioni, da ripartire in 10 rate annuali, del 50% per interventi di ristrutturazione edilizia (ex art. 16-bis DpR 917/86), del 70-80% delle spese sostenute per la realizzazione di interventi di riduzione del rischio sismico; del 65% per interventi di riqualificazione energetica di edifici esistenti; del 110% se vengono eseguite tutte le opere previste per le opere rientranti o riconducibili a quelle trainanti per l’agevolazione prevista dal superbonus (D.L. 34/2020 art. 119); del 90% per gli importi sostenuti per il rifacimento delle facciate esterne degli edifici (c.d. bonus facciate).

Come avviene la cessione del credito d’imposta?

Il soggetto titolare del diritto alla detrazione, dovrà tramite un CAF, un commercialista o attraverso il sito dell’Agenzia delle Entrate, comunicare l’avvenuta cessione dell’agevolazione. Tale comunicazione dovrà essere inoltrata entro il 16 marzo dell’anno successivo a quello in cui sono state sostenute le spese che danno diritto alla detrazione ceduta.

A seguito dell’inoltro della comunicazione di avvenuta cessione, il contribuente, entro 5 giorni dall’invio, riceverà dall’Agenzia dell’Entrate la relativa ricevuta di accettazione o scarto della richiesta.

In casi particolari, come quello previsto per la cessione del credito d’imposta derivante dall’applicazione dell’agevolazione del superbonus 110%, occorrerà rivolgersi a professionisti del settore, in quanto alla comunicazione della cessione del credito occorre associare anche un visto di conformità attestante la sussistenza dei presupposti che danno origine al diritto spettante da questa detrazione.

Inoltre, nel caso in cui gli interventi edili per cui si richiede una determinata detrazione rientrino fra quelli relativi alla riqualificazione energetica, occorre essere in possesso anche di una ricevuta, rilasciata da ENEA, di avvenuta trasmissione dell’asseverazione dei lavori svolti.

Conclusioni

Appare piuttosto evidente che tale materia non sia semplice e di facile comprensione, soprattutto per coloro che non sono ferrati in materia.

È per questo motivo che, onde evitare di incorrere in errori, si consiglia di rivolgersi esclusivamente a professionisti del settore, abilitati, certificati e dotati di una certa esperienza.

Purtroppo, in tale ambito occorre essere a conoscenza anche delle clausole più ridotte, che molto spesso al loro interno contengono concetti che possono essere fondamentali per la richiesta di determinate detrazioni.

Il rischio che potrebbe derivare da una non corretta presentazione di un’istanza relativa alle detrazioni fiscali è quello di non essere ritenuti, da parte dell’Agenzia delle Entrate, idonei a tale richiesta. In tal caso, al titolare del diritto non verrebbe riconosciuta la detrazione e perderebbe il diritto all’ottenimento del credito.

Ma, questo potrebbe essere il danno minore.

Infatti, se a seguito di cessione del credito d’imposta a soggetti terzi venissero svolti, da parte dell’Agenzia delle Entrate, dei controlli con conseguente accertamento negativo, anche parziale, ovvero nel caso in cui fosse dichiarata non dovuta la detrazione spettante in capo al contribuente, lo Stato potrebbe pretendere il recupero delle somme relative a tale detrazione.

Quindi, il titolare del diritto alla detrazione dovrà restituire non solo la somma a lui concessa in detrazione, ma anche gli eventuali interessi e sanzioni.

Pertanto, prima di procedere sia con l’esecuzione dei lavori, sia con la richiesta delle detrazioni / cessioni di credito, occorre verificare in maniera approfondita il possesso del diritto a tali agevolazioni.

La garanzia dell’esatta esecuzione di tutti i passi che portano a ottenere le detrazioni spettanti si può ottenere solo attraverso l’affidamento delle proprie intenzioni a professionisti della materia.

2 comments

  • Tiziana menichini

    Settembre 12, 2021 at 7:01 pm

    Vorrei maggiori informazioni sul finanziamento, devo ristrutturare un’abitazione e voglio fare la cessione del credito

    Reply

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *

CONTATTII nostri recapiti
IT NATION S.R.L. P.Iva 06819510824
DOVE TROVARCIEcco dove trovarci
https://www.ecobonus360.it/wp-content/uploads/2021/05/img-footer-map-itay.png
GLI INDIRIZZIDove siamo
Milano: Via San Gregorio n. 55, CAP 20124
Perugia: Via Settevalli n. 544, CAP 06129
Pistoia: Via Cappelli 1, Serravalle Pistoiese, CAP 51034
MEMBRI DI
https://www.ecobonus360.it/wp-content/uploads/2021/05/Quantico-business-white.png
CONTATTII nostri recapiti
DOVE TROVARCIEcco dove trovarci
https://www.ecobonus360.it/wp-content/uploads/2021/05/img-footer-map-itay.png
GLI INDIRIZZIDove siamo
Milano: Via San Gregorio n. 55, CAP 20124
Perugia: Via Settevalli n. 544, CAP 06129
Pistoia: Via Cappelli 1, Serravalle Pistoiese, CAP 51034
MEMBRI DI
https://www.ecobonus360.it/wp-content/uploads/2021/05/Quantico-business-white.png

Copyright by Evo Sistemi di Cirone Simone. Tutti i diritti riservati.

Copyright by Evo Sistemi di Cirone Simone. Tutti i diritti riservati.