Credito d'imposta: come si trasferisce dal beneficiario all'impresa?

Tutto su come trasferire il credito d’imposta maturato dal beneficiario all’impresa che effettua i lavori

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Il DL Rilancio, per promuovere la ripresa economica dell’Italia colpita duramente dalla pandemia, ha introdotto in via sperimentale un’innovazione importante. Quest’innovazione è sostanzialmente la possibilità che consente al beneficiario di trasferire a terzi il credito d’imposta derivato dalle detrazioni fiscali, piuttosto che usufruirne direttamente.

Questa misura ha un impatto molto importante, perché prende in considerazione per la prima volta gli incapienti, ovvero coloro che non hanno un reddito imponibile sufficiente e per questo non hanno mai potuto beneficiare delle precedenti detrazioni fiscali, nel caso avessero voluto effettuare negli immobili di loro proprietà interventi di riqualificazione energetica o di ristrutturazione edilizia. Viene perciò eliminata una restrizione assolutamente incostituzionale, per cui chi aveva un reddito non sufficiente per sfruttare le agevolazioni in quanto troppo basso, non poteva mai beneficiare di nessuna detrazione fiscale per l’edilizia.

L’estensione di tale beneficio a un numero maggiore di contribuenti può rappresentare un’occasione importante per migliorare la qualità del patrimonio immobiliare, per accelerare la riqualificazione energetica e rilanciare l’economia dell’Italia dopo un periodo così drammatico.

Inoltre, il credito d’imposta può essere un’opportunità anche per coloro che, pur potendo usufruire della detrazione con le modalità ordinarie, preferiscono invece “monetizzarne” rapidamente il valore.

Quali tipologie di interventi godono delle detrazioni?

Possono cedere la detrazione fiscale i soggetti che sostengono delle spese per la seguente tipologia di interventi, previsti dall’art. 121 del Decreto Rilancio:

  • Riqualificazione energetica, compresi quelli per i quali spetta la detrazione nella misura del 110%. Si tratta di interventi di sostituzione dei vecchi impianti di riscaldamento, degli infissi, o di lavori sull’involucro degli edifici (pareti, pavimenti) per aumentarne l’efficienza energetica;
  • Adozione di interventi per la messa in sicurezza da eventi calamitosi di tipo sismico, compresi quelli per i quali compete la detrazione del 110% di cui all’art. 119 co. 4 del D.L. n. 34/2020 (cd Sisma Bonus). L’opzione include anche l’acquisto di “case sismiche”;
  • Recupero del patrimonio edilizio tramite restauro delle facciate degli edifici (Bonus facciate) da recuperare in 10 anni. Riguarda anche solo gli interventi di tinteggiatura o pulitura esterna, escludendo però gli interni di tali edifici;
  • Installazione di impianti solari fotovoltaici, compresi quelli per i quali spetta la detrazione nella misura del 110% ai sensi dell’art. 119 co. 5 e 6 del D.L. n. 34/2020;
  • Interventi di ristrutturazione edilizia, detraibili in 10 anni. Comprendono gli interventi di manutenzione straordinaria effettuati sulle singole unità immobiliari e gli interventi invece di manutenzione ordinaria destinati ai condomini;
  • Installazione di colonnine per la ricarica dei veicoli elettrici.

Le alternative: sconto in fattura o credito d’imposta

Lo sconto in fattura

A questo punto, il beneficiario della detrazione ha di fronte a sé due possibili opzioni (al posto della detrazione nella dichiarazione dei redditi): lo sconto in fattura o la cessione del credito a terzi. In base all’art. 121, comma 1, i soggetti che negli anni 2020 e 2021 hanno sostenuto le spese citate sopra e hanno maturato il diritto a godere della detrazione, possono optare alternativamente per:

  • Uno “sconto in fattura”, vale a dire uno sconto praticato dal fornitore dei lavori (sempre che questi dia il proprio consenso). Per esempio, se il soggetto preso in esame fa un intervento di ristrutturazione del valore di 10.000€, che dà diritto secondo il Bonus Ristrutturazione a una detrazione del 50%, pagherà soltanto 5.000€ al fornitore. Il fornitore a sua volta lo recupererebbe pagando meno tasse in futuro. É da sottolineare che il fornitore emette una fattura a prezzo pieno, il bonifico sarà poi ridotto dell’importo corrispondente alla detrazione.
    Nel caso del “superbonus” al 110%, ciò significa che il contribuente fruisce di uno sconto pari al 100% del corrispettivo dovuto, mentre il fornitore diventa titolare di un credito d’imposta pari al 110% del corrispettivo stesso (quindi viene compensato l’eventuale svantaggio finanziario che il fornitore ha nella fase iniziale, non potendo utilizzare immediatamente il credito, dato che può realizzare in seguito un ulteriore provento del 10%). Sono esclusi dallo sconto in fattura il Bonus mobili (si tratta di una detrazione Irpef del 50% per l’acquisto di mobili e di grandi elettrodomestici di classe non inferiore alla A+ e A per i forni) e il Bonus verde (cioè una detrazione fiscale al 36% delle spese sostenute dal soggetto per la sistemazione di aree verdi scoperte di edifici privati esistenti).
  • La “cessione del credito” indica invece la cessione vera e propria della detrazione fiscale da parte del contribuente ad un ente terzo (fornitori di beni, esercenti di attività autonome, banche, società e persino privati) in cambio del rimborso fino a un importo massimo corrispondente alla somma altrimenti detratta in dichiarazione.
    La cessione del credito comporta, a differenza dello sconto in fattura, il pagamento effettivo dei lavori e l’emissione di regolare fattura, e successivamente la stipula di un accordo finanziario tra il contribuente che cede la detrazione e l’ente cessionario. Infine, l’ente cessionario, in cambio del beneficio fiscale che riceve, deve avviare un piano di rimborso per restituire al contribuente la quota corrispondente alla detrazione fiscale.
    In questa delicata fase, è indispensabile la consulenza di un tecnico esperto, che potrà fare chiarezza sulle proposte offerte dalle varie banche e intermediari e ti segnalerà quelle che presentano le condizioni migliori.

Sconto in fattura o cessione del credito: quale scegliere?

É una scelta libera, dato che entrambe le soluzioni sono vantaggiose per il contribuente che può beneficiare della detrazione sulle spese. Ci sono un paio di differenze però a cui prestare attenzione (e che possono perciò influenzare la scelta):

  1. La cessione del credito può avvenire nei confronti di qualunque soggetto disposto ad acquisire il beneficio, comprese le assicurazioni, i soggetti privati diversi dai fornitori e gli istituti di credito, mentre lo sconto in fattura può essere richiesto solamente al fornitore che ha effettuato i lavori.
  2. Nel caso della cessione del credito, è necessario che siano state già pagate le fatture relative al saldo o agli stati di avanzamento dei lavori (SAL). Bisogna perciò possedere la liquidità necessaria per avviare i lavori.

Come cedere il credito d’imposta: la procedura

La cessione del credito d’imposta (ma lo stesso vale per lo sconto in fattura) deve esser comunicata dal beneficiario della detrazione per via telematica tramite il sito dell’Agenzia delle entrate oppure (opzione consigliata, data la complessità della materia) rivolgendosi a CAF o professionisti abilitati (commercialisti, consulenti del lavoro…).

Per comunicare la cessione del credito, devi accedere al sito dell’Agenzia delle entrate tramite le tue credenziali o lo Spid. Poi, dal menu sulla sinistra bisogna selezionare “servizi per” e poi “comunicare”. A questo punto, devi selezionare dall’elenco “comunicazione opzione cessione/sconto” per accedere al modello da compilare telematicamente e visionare le relative istruzioni di compilazione.

Attenzione: tieni conto che la comunicazione deve esser fatta entro il 16 marzo dell’anno successivo a quello in cui sono state sostenute le spese che ti permettono di beneficiare della detrazione ceduta. Solo per quelle sostenute nel 2020 la scadenza è stata spostata al 15 aprile.

Entro 5 giorni dall’invio della comunicazione, l’Agenzia delle Entrate rilascia una ricevuta di accettazione o di scarto della tua richiesta. Entro il giorno 5 del mese successivo a quello di invio, puoi annullare la comunicazione già presentata o inviarne una nuova, interamente sostitutiva di quella precedente.

Da sottolineare è il fatto che, soltanto per la cessione del superbonus del 110%, oltre agli adempimenti previsti dalla normativa e alla comunicazione all’Agenzia delle Entrate, è necessario anche ottenere il visto di conformità da un CAF o da un professionista iscritto all’albo, che attesti la sussistenza dei presupposti che danno diritto alla detrazione. In questo caso, la comunicazione per la cessione del credito deve avvenire dopo 5 giorni lavorativi successivi al rilascio da parte di ENEA (“l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile”) della ricevuta di avvenuta ricezione dell’asseverazione dei lavori svolti.

Credito d’imposta alle banche: la procedura

Come accennato, è possibile trasferire il credito d’imposta alla banca per ottenere liquidità immediata. Questo permette di accelerare il godimento del beneficio senza dover attendere di recuperare il beneficio fiscale nella dichiarazione dei redditi. Per poter cedere il credito d’imposta alle banche è necessario ovviamente che siano state già pagate le fatture relative al saldo o agli stati di avanzamento dei lavori (SAL).

Le banche per perfezionare l’operazione di sconto del credito d’imposta chiedono al beneficiario del Superbonus, del Bonus Casa, del Bonus per la riqualificazione o di qualsiasi altro credito fiscale, la stessa documentazione che il soggetto utilizza per il riconoscimento dell’agevolazione fiscale da parte dell’Agenzia delle Entrate. Dopo aver stipulato l’apposito contratto con la banca, l’opzione della cessione deve essere comunicata all’interno dell’apposita piattaforma web dell’Agenzia delle entrate (come indicato sopra), che consentirà alla banca di accettare il credito d’imposta.

Il consiglio, nel caso ci si rivolga alle banche, è quello di ricercare una banca che non offra soltanto la possibilità di cedere il credito ma proponga al contribuente anche una serie di servizi che di consulenza e supporto nei lavori di ristrutturazione.

Infine, da sottolineare è anche il fatto che il credito si può cedere nei confronti di organismi associativi, compresi i consorzi, purché questi non esercitino un controllo sull’ente partecipato o collegato. Il credito può essere ceduto anche alle Energy service companies (ESCO) e alle Società di servizi energetici (SSE), accreditate presso il GSE (Gestore dei Servizi Energetici), che si occupino di servizi integrati per la realizzazione di interventi di riqualificazione energetica.

Conclusione

In conclusione, l’introduzione di queste detrazioni va accolta con particolare favore, dato che favorisce il sostenimento delle spese e degli investimenti agevolati, contribuendo di conseguenza al rilancio dell’economia italiana.

A questo proposito è interessante notare che, in seguito all’introduzione del DL Rilancio, stiamo assistendo allo sviluppo di un vero e proprio “mercato” della cessione dei crediti d’imposta. Di questo hanno approfittato i principali istituti bancari e assicurativi, che hanno già elaborato apposite offerte che vanno dall’apertura di finanziamenti necessari per avviare i lavori che danno diritto al “superbonus”, alle coperture assicurative e a tutti i servizi connessi alla nuova detrazione.

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