Nuova cessione del credito: tutti i cambiamenti del dl 4/2022

Nuova cessione del credito: cosa è cambiato con dl 4/2022 e perché

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Lo scorso 27 gennaio è stato pubblicato in Gazzetta ufficiale il decreto legge 4/2022 o Decreto Sostegni ter che modifica il meccanismo, della cessione del credito. La nuova cessione del credito infatti, ne abbiamo parlato anche qui, cambia le regole: chi acquisterà il credito potrà utilizzarlo solo in compensazione. In altre parole, con la nuova cessione del credito, sarà possibile cederlo solo una volta ad altri soggetti come compresi gli istituti di credito e gli intermediari finanziari.

Per comprendere appieno la situazione che comporterà l’entrata in vigore della nuova cessione del credito abbiamo deciso di analizzare meglio la situazione. L’analisi infatti proverà a rispondere a domande come: Cosa cambia di preciso con la nuova cessione del credito? Perché sono stati introdotti questi cambiamenti? Quali sono gli scenari futuri?

Continua a leggere se ti interessa rispondere a queste domande.

Perché è stato necessario modificare la cessione del credito?

Già dal 2021, la Banca d’Italia, aveva lanciato un preciso allarme sulla necessità di attuare pratiche di “Prevenzione di fenomeni di criminalità finanziaria connessi con l’emergenza da covid-19″. 

All’interno del documento si potevano leggere le seguenti parole:

“Nell’ambito delle misure previste per contenere gli effetti della pandemia, il riconoscimento di detrazioni fiscali a fronte dell’esecuzione di specifici interventi si accompagna alla possibilità di cedere in maniera generalizzata i relativi crediti di imposta, al fine di agevolarne la monetizzazione.

In relazione a detti crediti vanno considerati i rischi connessi con:

  • l’eventuale natura fittizia dei crediti stessi;

  • la presenza di cessionari dei crediti che pagano il prezzo della cessione con capitali di possibile origine illecita;

  • lo svolgimento di abusiva attività finanziaria da parte di soggetti privi delle prescritte autorizzazioni che effettuano plurime operazioni di acquisto di crediti da un’ampia platea di cedenti.”

Dal momento che non veniva ben precisata la tipologia di cessionari ammissibili, la Banca D’Italia evidenziava come fosse necessario monitorare le attività connesse alle cessioni fiscali. Il rischio da evitare a tutti i costi infatti è quello che i crediti vengano monetizzati tramite capitali illeciti.

Il problema evidenziato dalla Banca d’Italia quindi non era tanto quello del numero delle cessioni, ma quello di individuare con appositi criteri i soggetti a cui era possibile cederlo. Un aspetto che purtroppo, la nuova cessione del credito non prende in esame in maniera adeguata come si augurava già u anno fa la Banca d’Italia.

Nuova cessione del credito: cosa è cambiato con il dl 4/2022

Il Decreto Legge n.4 introduce, tramite l’articolo 28 del DL 4/2022, a partire dal 7 febbraio, il limite di una sola cessione del credito.

A ben vedere, i cessionari (imprese e professionisti) che ricevono i crediti dai beneficiari delle detrazioni, non potranno più cedere, a loro volta questi crediti. Fa eccezione il meccanismo dello sconto in fattura: in questo caso infatti i cessionari che ricevono questi crediti potranno comunque cederli a loro volta ma soltanto una volta.

Scendendo più nei dettagli, l’art. 28 del dl 4.2022 riporta le seguenti diciture:

1. Al decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2020, n. 77, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) all’articolo 121, comma 1:

1) alla lettera a), le parole “con facoltà di successiva cessione del credito” sono sostituite dalle seguenti: “cedibile dai medesimi” e dopo le parole “gli altri intermediari finanziari” sono inserite le seguenti: senza facoltà di successiva cessione;

2) alla lettera b) le parole “, con facoltà di successiva cessione” sono soppresse e dopo le parole “gli altri intermediari finanziari” sono inserite le seguenti:”, senza facoltà di successiva cessione”;

b) all’articolo 122, comma 1, dopo le parole “altri intermediari finanziari” sono inserite le seguenti: “, senza facoltà di successiva cessione”.

2. I crediti che alla data del 7 febbraio 2022 sono stati precedentemente oggetto di una delle opzioni di cui al comma 1 dell’articolo 121 del decreto-legge n. 34 del 2020, ovvero dell’opzione di cui al comma 1 dell’articolo 122 del medesimo decreto-legge n. 34 del 2020, possono costituire oggetto esclusivamente di una ulteriore cessione ad altri soggetti, compresi gli istituti di credito e gli altri intermediari finanziari, nei termini ivi previsti.

3. Sono nulli:

a) i contratti di cessione conclusi in violazione delle disposizioni di cui all’articolo 121, comma 1, del decreto-legge n. 34 del 2020, come modificato dal comma 1, lettera a), del presente articolo;

b) i contratti di cessione conclusi in violazione delle disposizioni di cui all’articolo 122, comma 1, del decreto-legge n. 34 del 2020, come modificato dal comma 1, lettera b), del presente articolo;

c) i contratti di cessione conclusi in violazione delle disposizioni di cui al comma 2.

Perché il DL 4/2022 non è una risposta adeguata a contrastare le frodi?

Secondo la nostra analisi sulla nuova cessione del credito, il DL 4/2022 non contiene una soluzione adeguata atta a contrastare le frodi riguardanti i crediti fiscali. Le motivazioni sono le seguenti:

  1. La commercializzazione dei titoli di stato è un mercato assai simile a quello dei crediti d’imposta generati dal Superbonus 110%.  All’interno di questo mercato sono presenti degli “operatori abilitati”, ovvero le banche e le imprese di investimento registrate presso la Banca d’Italia, che acquistano i Titoli di Stato emessi dal Tesoro. Solo in seguito questi Titoli vengono introdotti in un mercato secondario soggetto a precise regole che ne assicurano la massima trasparenza. Ed è proprio la possibilità di cedere questi titoli svariate volte all’interno di questo mercato a fare gola a Banche ed Imprese di investimento.
  2. I crediti che transitano sulla piattaforma dell’Agenzia delle Entrate, così come tutti i vari passaggi nei cassetti fiscali sono puntualmente tracciati. Ciò semplicemente perché i soggetti che cedono i crediti o che li acquistano sono precisamente identificati. Il problema allora forse risiede nel fatto che l’Agenzia delle Entrate non è in grado di effettuare controlli incrociati con altre Banche Dati e quindi di esercitare quel controllo auspicato dalla Banca d’Italia. A questo punto le ipotesi sono due. Nel caso in cui l’AdE sia effettivamente in grado di monitorare queste attività, allora il numero di cessioni non è un fattore importante. Se invece la situazione è quella ipotizzata da noi, allora significa che il pericolo di riciclaggio è presente fin dall’inizio visto che la prima cessione può essere effettuata favore di “soggetti non puntualmente identificati”.

Nuova cessione del credito: quali sono gli scenari futuri?

Quali potrebbero essere le conseguenze del blocco indiscriminato delle nuove cessioni del credito d’imposta generato dal 110%?

La prima conseguenza della nuova cessione del credito, forse quella più evidente, è che imprese e professionisti che operano con lo sconto in fattura probabilmente dovranno recedere dai loro impegni. Dovendo infatti compensare il credito d’imposta, probabilmente non avranno abbastanza capienza fiscale nei prossimi cinque anni.

Un’altra possibile conseguenza potrebbe essere quella di un forte rallentamento dei lavori realizzati per ottenere le agevolazioni del Superbonus 110%. Il cliente finale correrà quindi il rischio di essere abbandonato dal sistema creditizio, se non per la parte che le banche e gli altri istituti di credito possono ricevere nei limiti della propria capienza fiscale. Oppure questi utenti finali potrebbero finire direttamente nelle braccia di chi invece può acquistare crediti fiscali in grande quantità ovvero i grossi player del mercato.

Cessioni dei crediti, ed ora cosa succede, che fare?

Dal prossimo 7 febbraio i professionisti non saranno più in grado di proporre il loro lavoro tramite sconto in fattura. L’unica possibilità tramite cui potranno farlo sarà quella di aver ricevuto degli incarichi direttamente dagli esecutori dei lavori che operano con lo sconto in fattura.

Sostanzialmente quindi, coloro che il DL Rilancio aveva individuato come i veri garanti degli interventi sul Superbonus 110%, saranno privati, in corso d’opera, di poter lavorare tramite lo sconto in fattura. Ricordiamo infatti che il DL Rilancio aveva distribuito loro i delicati compiti di produrre asseverazioni di congruità tecnico ed economica con necessario obbligo assicurativo.

Conclusioni

L’articolo 28 del DL 4/2022, che regola la nuova cessione del credito. a nostro avviso non fa altro che depotenziare il DL Rilancio. La nostra analisi infatti evidenzia come:

  • non incida sui possibili fenomeni di riciclaggio. Essi infatti non dipendono dal numero di cessioni del credito di imposta, ma dalla qualità degli operatori, fin dalla prima cessione;
  • una volta ridotta la presenza del sistema bancario a causa della limitata capienza fiscale, rischi di attirare nel mercato soggetti “non puntualmente identificati”;
  • rischi di depotenziare le attività di controllo, terzo ed indipendente, da parte dei professionisti;
  • potrà ridurre drasticamente gli investimenti resi possibili dal DL Rilancio.

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