Rischi superbonus: il rincaro materiali e la sospensione dei cantieri.

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Dopo un fisiologico avvio travagliato, l’opportunità del Superbonus110% si è tradotta in cantieri. Probabilmente in numero inferiore rispetto a quanto preventivato in origine, ma un quantitativo sufficiente per far emergere tutta una serie di criticità. La prima di queste è sicuramente quella del rincaro materiali che potrebbe mettere seriamente a rischio il Superbonus annullandone i benefici e portando alla sospensione dei cantieri.

Rischi Superbonus 110%: il rincaro materiali

Il legame tra Superbonus ed edilizia rischia di spezzarsi, con conseguenze sull’intero settore davvero disastrose. L’aumento dei prezzi infatti, rischia di mettere in crisi anche l’intera filiera. Quasi l’80% delle imprese campione hanno segnalato aumenti vertiginosi nei prezzi di materie prime e materiali, in alcuni casi davvero impressionanti, rispetto alla situazione pre-pandemia di poco più di un anno fa.

Come anticipato, grazie al Superbonus 110% i primi cantieri si sono arrivati, ma unitamente si sono presentate anche le prime problematiche, soprattutto in termini dei materiali da costruzione. E non finisce qui, perché il periodo pandemico ha prodotto anche un aumento sconsiderato delle materie prime destinate alla costruzione, un allarme che ancora non è rientrato del tutto.

Nel corso di questo 2021 infatti, sono numerosi i materiali da costruzione oggetto di aumenti del prezzo, dai metalli alle materie plastiche, passando per rame, calcestruzzo, petrolio e bitume, con incrementi che in alcuni casi hanno oltrepassato il 100%. Inutile sottolineare come questo vada ad erodere ulteriormente i margini preventivati dalle aziende. Ciò rappresenta forse uno dei rischi Superbonus maggiori per tutte quelle imprese che stanno avviando i loro cantieri.

Gli aumenti nel dettaglio

L’aumento dei prezzi delle materie prime è quindi uno dei principali rischi Superbonus. Entrando nel dettaglio, possiamo vedere che i principali aumenti nel periodo ottobre 2020-marzo 2021 sono i seguenti:

  • Legno: 7%.
  • Gomma: 10%.
  • Rame: 26%.
  • Ferro: 38%.
  • Petrolio: 53%.

La pandemia ha sicuramente influito moltissimo in questa situazione di aumenti delle materie prime, anche in ambito di trasferimento delle merci che hanno incontrato difficoltà per ovvi motivi. Ma la situazione pandemica non è l’unica causa scatenante, dal momento che alle spalle troviamo anche alcune dinamiche legate all’economia mondiale e per quanto concerne il nostro Paese anche un aumento della domanda.

Ad ogni modo, ad incidere notevolmente in questa situazione troviamo soprattutto le dinamiche internazionali. Acquisti imponenti da parte di Cina e Usa, che ricordiamo essere economie che sono ripartite in anticipo rispetto a quella europea, stanno facendo “sparire” dal mercato tutta una serie di materie prime, in particolar modo legno e acciaio. Questa poca reperibilità sta facendo ulteriormente innalzare i prezzi.

Come spiegato in precedenza, le conseguenze di questi aumenti sul settore dell’impiantistica e dell’edilizia, e dunque anche sulla ricostruzione di quei territori colpiti in passato da eventi sismici, si stanno già rivelando piuttosto gravose, e di conseguenze numerosi cantieri hanno già fermato le loro attività. Le associazioni di categoria hanno già lanciato l’allarme su questa situazione.

Le aziende infatti, hanno sottoscritto contratti che oltre a rivelarsi non più remunerativi, rischiano persino di non riuscire a coprire i costi. A questo punto correre questi rischi superbonus per le aziende potrebbe avere conseguenze facilmente immaginabili. Conseguenze tutt’altro che positive.

Caro materiali nel pubblico e nel privato

In ambito lavori pubblici il tema riserve diventa davvero molto importante e tampona un po’ la situazione, ma nel privato le soluzioni alle problematiche spiegate in precedenza sono poche. E questo è maggiormente valido per i cantieri che sono stati avviati con il Superbonus, anche perché le imprese hanno lavorato allineando i preventivi ai prezzi determinati dal Decreto Requisti Tecnici.

Ciò significa che se un materiale raggiunge un prezzo di oltre il doppio entro un determinato periodo, l’unica opzione possibile rimane quella della sospensione dei cantieri nell’attesa che la situazione torni alla normalità. Si tratta però di una soluzione che non soddisfa le esigenze di un Paese che ha necessita di una ripresa veloce, motivo per cui occorre la vigilanza dell’Antitrust, del Governo e del Parlamento.

Rischi superbonus 110: il problema dei prezzari

In questo momento i lavori in corso sono quelli legati ai preventivi fatti mesi fa, in un momento in cui oggettivamente lo scenario economico era ben differente da quello attuale. In realtà non era nemmeno prevedibile si potesse arrivare a questo punto critico, presentatosi proprio nel momento in cui il settore si stava per rialzare e riprendere da un periodo davvero molto duro.

Riguardo a tutti quei materiali oggetto dei maggiori rincari, i più colpiti sono quelli delle materie plastiche e più in generale dei derivati del petrolio. La situazione dunque, diventa ancora più paradossale, dal momento che il polisterene viene impiegato per la realizzazione del cappotto termico. In particolare, è proprio quest’ultimo che può beneficiare degli incentivi Superbonus 110%, con gravissime ripercussioni.

Rischi superbonus: blocco cantieri

Abbiamo detto che le associazioni di categoria hanno già lanciato l’allarme sulla situazione rincari: il rischio superbonus in questo caso è il possibile blocco dei cantieri. Questo significa che se i prezzari in futuro non verranno adeguati, le aziende non saranno più in condizione di sottoscrivere nuovi contratti. Le conseguenze in questo caso, sia per tutte quelle opere avviate con il Superbonus 110, che quelle legate alla ricostruzione post-sisma, sono facilmente intuibili.

Le possibili azioni del governo

Proprio sulla base di tutti questi motivi il Governo non potrà fare altro che varare una serie di iniziative urgenti mirate alla salvaguardia delle misure messe in campo con il Superbonus. La collaborazione deve avvenire da tutte le parti in gioco, e questo è il motivo per cui ad essere chiamate in causa dovranno essere anche le banche. Se ciò non dovesse avvenire, il rischio è quello di vanificare in breve tempo tutti gli sforzi fatti.

Basti pensare a cosa potrebbe accadere a tutte quelle imprese legate al Superbonus per le imprese e a tutti quei lavoratori assunti proprio per rispondere alle esigenze di un aumento del lavoro. Oltretutto sta venendo a crearsi anche una tensione notevole tra gli operatori, perché non riescono più ad intavolare una programmazione adeguata della produzione basata su questo incremento.

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